STUDI DI SETTORE

Gli Incaricati alle Vendite (occasionali e abituali) sono ESCLUSI dagli Studi di Settore poiché le provvigioni percepite non devono essere dichiarate nella dichiarazione dei redditi come previsto dalla R.M.180.E/1998.
Sono soggetti a tale strumento di controllo i Procacciatori d'Affari e gli Agenti di Commercio iscritti all'IVA, in quanto percepiscono redditi che devono dichiarare nella dichiarazione dei redditi.

Introduzione:
L’art. 10 della L. 08 maggio 1998, n. 146 ha disciplinato le modalità di utilizzazione degli studi di settore quali strumenti a disposizione della amministrazione finanziaria in sede di accertamento. L’art. 21, co. 4 della L. 23 dicembre 1998, n. 448 ha stabilito che le disposizioni di cui all’art. 10, commi da 1 a 6, della L. 146/1998 si applicano a partire dagli accertamenti relativi al periodo di imposta nel quale sono in vigore gli studi di settore. Tali disposizioni si applicano anche nel caso in cui gli studi stessi siano pubblicati nella Gazzetta Ufficiale entro il 31 marzo del periodo successivo.

Adeguamento in dichiarazione:
I nuovi studi di settore sono in grado di determinare l’ammontare dei ricavi presunti del contribuente in base alle indicazioni di dati di natura contabile e di dati relativi alla struttura di impresa o di esercizio dell’arte o professione. Con l’inserimento dei dati strutturali si colloca il contribuente in una categoria omogenea all’interno di ciascuna tipologia di attività; l’inserimento dei dati contabili viene utilizzato dalla funzione di ricavo, predisposta per ciascuna categoria, per determinare l’ammontare di ricavo presunto. La funzione di ricavo determina un risultato preciso definito ricavo presunto puntuale o ricavo tecnico che definisce quale dovrebbe essere il fatturato più probabile del contribuente, in base all’analisi statistica fondata sul metodo della regressione multipla dei dati pervenuti dai questionari. Poiché un’analisi statistica di questo tipo contiene delle generalizzazioni non sempre valide in ambito fiscale per tutti i contribuenti, in quanto i risultati dovrebbero essere personalizzati in funzione delle peculiarità delle attività di ciascuno, è consentito un intervallo di confidenza. Quest’ultimo è un margine di oscillazione entro il quale è ammessa la variazione dei ricavi presunti del contribuente; in pratica l’applicazione dell’intervallo di confidenza al valore del ricavo tecnico porta a determinare il ricavo presunto minimo. Il ricavo dichiarato dal contribuente va quindi confrontato con gli studi di settore e, nel caso in cui il primo risulti inferiore al secondo, è possibile procedere all’adeguamento al ricavo presunto minimo. L’art. 10, co. 10 della L. 146/1998 consente l’adeguamento spontaneo dei valori dichiarati a quelli risultanti dallo studio di settore in modo da evitare l’accertamento. E’ previsto che gli accertamenti non possano essere effettuati nei confronti di contribuenti che indicano nella dichiarazione dei redditi ricavi o compensi di ammontare non inferiore a quello risultante dagli studi di settore.